Area Stabiese

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L'inchiesta che ha coinvolto colletti bianchi, tecnici, politici ed imprenditori, oltre alla camorra del clan dei Casalesi, ovvero quella legata al cartello della fazione Zagaria, non ha lasciato immune l'agro nocerino-sarnese, i vesuviani e l'area pompeiano-stabiese, che infatti hanno ritrovato volti noti della loro attività politica e amministrativa all'interno dell'ordinanza emessa dalla Procura antimafia di Napoli nell'ambito delle 69 misure cautelari emesse ieri.

I RAPPORTI CON SOMMESE - Maestro dei giochi era l'ex assessore regionale e ora consigliere regionale Pasquale Sommese in quota Ncd ed ex in forza al Udc. Chi politico locale non ha avuto a che fare con lui? Vicino ai sindaci delle principali città dell'Agro in tutte le campagne elettorali ed ai rispettivi consiglieri regionali: è passato da Pd a Udc, da Udc a Ncd e chissà quale altro gruppo politico, ma la cosa importante è ricordare che Sommese ha sempre avuto ruoli di potere. Basti pensare che è stato assessore del governo Forza Italia di Stefano Caldoro in Regione e quando, è subentrato a Palazzo Santa Lucia il centrosinistra di De Luca, rieccolo, come consigliere di maggioranza. In pratica, sembrache nessuno dei politici locali possa di fatto prenderne le distanze oggi. Sommese era il burattinaio per la Dda. Era stato proprio lui infatti a coordinare le gare d'appalto finite poi nelle mani degli imprenditori vicini al clan. Sono tantissimi gli appalti finiti nel mirino della procura distrettuale antimafia di Napoli, ma è interessante anche analizzare da un punto di vista del territorio dell'Agro Nocerino Sarnese e del territorio di Pompei, quello Vesuviano e dell'aria stabiese, per capire quali sono le figure che collaboravano con i colletti bianchi legati alla camorra dei Casalesi.

IL CASO SCAFATI - La prima città che emerge dall'inchiesta è Scafati. Non meraviglia, era stato proprio puntoagronews.it a denunciare la presenza dei clan negli appalti dopo i primi arresti. Sia l'imprenditore Antonio Bretto, che aveva effettuato i lavori in via Poggiomarino, in via Melchiade, in via Zara è finito in manette, ma anche proprio l'ingegnere da cui l'intera inchiesta “Queen” (La Regina) prende nome, era un volto noto a Scafati.
Guglielmo La Regina infatti aveva progettato il polo scolastico di Scafati ed insieme a lui anche Antonio Perillo si trovava in quell'appalto milionario nell'ambito del piu Europ, così come si trovava anche nell'ambito dell'appalto iper milionario dell'ex Copmes per la riqualificazione industriale dell'area. In una intercettazione telefonica, Guglielmo La Regina racconta al suo interlocutore di aver portato il sistema - che è stato ribattezzato La Regina - anche a Scafati . Una vera e propria ammissione in cui l'intera operazione, a suo dire sarebbe andata " in favore dell'amministrazione comunale". Questi documenti saranno presto al vaglio del procuratore Vincenzo Montemurro della Procura antimafia di Salerno, che sta indagando sui presunti affari tra politica e camorra nella città di Scafati, che hanno portato allo scioglimento del Comune per infiltrazioni malavitose.

IL SISTEMA LA REGINA - Appalti, gare e ancora appalti: provincia di Napoli, provincia di Caserta , e a quanto pare anche a Scafati, per il 'sistema La Regina', secondo gli inquirenti, non faceva differenza. Denaro pubblico che doveva andare nelle giuste direzioni: l'impianto di cremazione a Pompei, la 'Casa dello studente" per l'università di Aversa, i lavori di restauro alla Torre civica medievale a Cerreto Vecchio, gli appalti indetti dal comune di Casapulla, le attività per il risparmio energico all'istituto E. Medi di Cicciano, la costruzione dei musei archeologici di Alife e dell'area flegrea, l'adeguamento alle norme dell'impianto sportivo di Riardo, il progetto 'La Terra delle acque" tra l'alto casertano e l'area del Mátese, il Parco delle arti a Casona, il restauro di Villa Bruno, 'Le porte dei parchi' a Francolise, Alife, Rocca d'Evandro e Calvi Risorta e gli impianti irrigui della Valle telesina. Sono queste le procedure esaminate nell'ordinanza firmata dal gip Federica Colucci. Ed al centro di ogni procedura concorsuale, finanziata con soldi pubblici, che decide a chi affidare e a chi non affidare un lavoro, ci sono i progetti. Mettere su carta quello che dovrà essere realizzato mattone su mattone, ripetiamo, con i quattrini dei contribuenti. Solitamente quegli atti sono redatti "dagli uffici tecnici della stazione appaltante". Nel corso dell'attività investigativa, coordinata dai magistrati della Procura distrettuale, è emerso però che "tali documenti sono stati preventivamente formati nello studio La Regina e trasmessi alla stazione appaltante che li ha presentati come propri. " Ma l'aspetto curioso è che il giovane ingegnere, secondo i magistrati, non aveva "un incarico formale che giustificasse lo svolgimento " della progettazione. La Regina, quindi, "è un benefattore che lavora gratis per gli enti pubblici" oppure avrebbe "redatto tali progetti per consentire agli enti di accedere ai finanziamenti, bandire le gare, ottenere l'aggiudicazione dell' appalto in capo a ditte compiacenti e ricavarne un 'utilità personale?". La Direzione distrettuale antimafia ha risposto al proprio interrogativo, sostenendo che l'interpretazione riguardante la gratuità del comportamento dell'ingegnere 40enne, non regge, è da escludere soprattutto stando a quanto ascoltato dalle "intercettazioni ". Resta in piedi, dunque, almeno per ora, quella incentrata sul voler ricale dei varne "un 'utilità personale ". E considerata la misura cautelare emessa nei confronti di La Regina e di altri 68 indagati, appare evidente che medesima risposta a quella domanda è stata data anche dal giudice per le indagini preliminari del tribunale partenopeo. In cosa sarebbe consistita l'utilità incassata da Guglielmo La Regina? "O in somme di denaro, - scrive testualmente il gip nell'ordinanza, o nell'affidamento dell'incarico di progettazione o di direzione dei lavori ". I magistrati, nelle carte vagliate dal giudice Colucci, avrebbero tracciato un gruppo di imprenditori e professionisti, di Terra di Lavoro e del napoletano, che, stando a quanto sostenuto dall'antimafia, facevano capo a La Regina. Tale compagine avrebbe goduto di due vantaggi rispetto ai concorrenti che aspiravano a vincere l'appalto: più tempo rispetto ai concorrenti nelle varie gare bandite, per "la predisposizone degli atti di gara" e la conoscenza preventiva del progetto.

SAN VALENTINO TORIO E ANGRI - Poi c'è San Valentino Torio che in realtà può vantare addirittura due professionisti coinvolti in questa inchiesta. Si tratta innanzitutto di Salvatore Visone già presidente dell'Ordine degli Architetti, che avrebbe favorito i tecnici del clan come appunto La Regina, ma non solo, nell'ambito di alcune opere pubbliche in cui lui si trovava a fungere da coordinatore. I reati contestati a Salvatore Visone, riguardano il suo ruolo da presidente dell'Ordine degli Architetti di Napoli. Salvatore Visone è un volto noto sia a San Valentino Torio, che ad Angri, dove sta lavorando in entrambi i casi, al Piano urbanistico comunale delle due città che deve essere approvato. Salvatore Visone è molto conosciuto in città e benvoluto, ed inoltre è stato recentemente oggetto di una richiesta di rinvio a giudizio nell'ambito della maxi-inchiesta abusivopoli che ha riguardato i comune di San Valentino Torio e ha scosso però anche i fondamenti del Comune di Striano, il cui Sindaco e due imprenditori sono finiti nel mirino delle forze dell'ordine.
Poi c'è Antonio Mariniello meglio conosciuto in città con il nome di Franco. Il docente universitario, secondo le accuse della Procura antimafia, avrebbe favorito nell'ambito di alcuni appalti dell'area Casertana e napoletana dei beni culturali, le aziende del clan, riuscendo a trovarsi, su nomina di colletti bianchi complici all'interno delle commissioni tecniche del caso, nel posto giusto al momento giusto.

IL CASO POMPEI E SAN GIORGIO A CREMANO - Ai domicilian per turbata libertà degli incanti in relazione alla realizzazione dei lavori per il restauro di Villa Bruno nel Comune di San Giorgio a Cremano. Per l'ex sindaco Domenico Giorgiano il gip ha ravvisato l'ipotesi di reato per aver ricevuto il suggerimento degli imprenditori Mario Martinelli e Guglielmo La Regina di nominare nella commissione Vito Cappiello e Stefania De Pascale, "designati secondo un criterio non specificato fra un numero di candidati presentati dalla Facoltà di Architettura e di Agraria di Napoli ". Giorgiano è stato posto ai domiciliari. Agli arresti in casa, sempre per turbata libertà degli incanti, anche un altro ex sindaco, quello di Pompei, Claudio D'Alessio. L'ex primo cittadino pompeiano è ai domiciliari per la vicenda della realizzazione dell'impianto di cremazione adiacente al cimitero. Il reato si sarebbe consumato dopo una delibera di giunta comunale con la quale veniva approvato, su proposta dell'assessore ai Lavori pubblici Vincenzo Manocchio e del sindaco, Claudio D'Alessio, lo studio di fattibilità redatto da un dirigente comunale inerente la realizzazione di un impianto di cremazione da realizzarsi nel cimitero comunale di Pompei. In veste di architetto è stato arrestato anche il sindaco di Riardo, Nicola D'Ovidio. Turbata libertà degli incanti e corruzione aggravata per un atto contrario ai doveri d'ufficio le ipotesi di reato contestate a D'Ovidio. Sette gli episodi in cui l'architetto è coinvolto; si tratta dell'impianto di cremazione a Pompei, dei lavori per il rifacimento dell'impianto sportivo di Riardo, dei lavori di consolidamento e messa in sicurezza della facciata Nord-Ovest e locali intemi del Castello Medievale di Riardo, dei lavori di sistemazione della sala grande del castello di Riardo ricadente sotto il progetto "La terra delle acque' del Comune di Riardo e della realizzazione di una mostra evento ricadente nello stesso progetto. In quest'ultimo caso si tratta dell'appalto che fu poi aggiudicato alla Lande sri di Marco Cascella, aggiudicazione che sarebbe avvenuta, per il gip, con la complicità di Pietro Russo e Carlo Grande, rispettivamente presidente e componente della commissione di gara. La Regione Campania con decreto dirigenziale del 2010 ha ammesso a finanziamento gli interventi di completamento del restauro di Villa Bruno con il recupero funzionale del parco e dell'area ex fonderia. Successivamente fu approvato il progetto definitivo inerente l'appal to integrato per la progettazione esecutiva e l'esecuzione di tutte le opere occorrenti per completare il dell'area di proprietà comunale, contenuto nell'importo a base d'asta di un milione e 336mila euro di cui 39mila euro per la progettazione esecutiva. L'intervento consiste nella realizzazione del secondo lotto dei lavori. Nell'inchiesta sono coinvolti anche due professori universitari; si tratta di Vito Cappiello, all'epoca dei fatti docente di Architettura alla Federico II di Napoli, posto ai domiciliari, e di Stefania De Pascale, docente di Agraria sempre della Federico II, indagata a piede libero.

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Punto Stabia News

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