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Fiume Sarno ostruito da rifiuti, pressing sul Ministro Costa

19 Novembre 2018 Author :  
In senato si discute ancora di Fiume Sarno. Dopo l'interrogazione alla Camera dei deputati, a firma di Teresa Manzo, Virginia Villani e Carmen Di Lauro (M5S), ora è il momento di agire invece presso il Senato della Repubblica. Così i senatori del movimento, con la prima firma di Luisa Angrisani, hanno scritto al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Sergio Costa, che sabato sarà anche portato a Scafati per un sopralluogo sul fiume. “Il fiume Sarno nella regione Campania, nonostante la sua brevità, appena 24 chilometri, vanta un bacino notevolmente esteso: nello specifico, circa 500 chilometri quadrati. Il Sarno nasce alla quota di circa 30 metri sul livello del mare dalle pendici del monte Saro, facente parte del gruppo montuoso del Sant'Angelo-Pizzo d'Alvano. Questo, a sua volta, costituisce la propaggine occidentale dei Monti Picentini, una catena montuosa a cavallo delle province di Avellino e Salerno, caratterizzata da una distesa forestale di oltre 40.000 ettari e da numerosi torrenti che rendono l'area il più ricco serbatoio di acqua potabile dell'Italia meridionale – si legge nell'interrogazione - Il Sarno, arricchendosi delle acque di numerosi affluenti, divide la piana in due settori, quello occidentale in provincia di Napoli e quello orientale in provincia di Salerno, attraversando in forma calma e sinuosa i comuni di Sarno, San Valentino Torio, San Marzano, Striano, Poggiomarino, Pompei, Scafati e Castellammare di Stabia per sfociare, dopo aver realizzato un'ansa in direzione della località Sant'Abbondio di Pompei, in mare di fronte allo scoglio di Rovigliano. Un tempo il fiume era navigabile e pescoso, fonte di ispirazione per poeti e scrittori. Tuttavia, dal XX secolo è diventato noto per essere considerato, insieme ai torrenti Cavaiola e Solofrana (suoi tributari tramite il torrente Alveo Comune Nocerino), il corso d'acqua più inquinato d'Europa. Così come si legge sul sito internet del Fondo Ambiente Italiano "le problematiche del Sarno, causa una elevata pressione antropica con relativo impatto determinato da scarichi domestici (fecali, agricoli, pesticidi, fertilizzanti, ecc.) e industriali, sono tutte relative al suo forte inquinamento (il più alto d'Europa) che si ripercuote nell'intero golfo di Napoli, fino agli anni Sessanta, era un fiume pescoso e termale caratterizzato da ambienti salubri e incontaminati. Nel 1992 il fiume è stato dichiarato ad elevato rischio ambientale ed è iniziato un tortuoso percorso per il disinquinamento: allo scopo si è divisa l'area in tre comprensori: - dell'Alto Sarno con 8 comuni, una popolazione di 69mila abitanti e una densità di 398 ab/kmq; - del Medio Sarno con 21 comuni, una popolazione di 445mila ab. e una densità di 1430 ab/kmq; - di Foce Sarno con 10 comuni, popolazione di 225mila ab. e una densità di 2338 ab/kmq" – si legge nel testo depositato al Senato - Considerato che: nonostante il corso d'acqua abbia ricevuto negli ultimi decenni ingenti somme al fine di mitigare i danni dell'inquinamento, questi ultimi continuano a tediare la popolazione, soprattutto nei pressi della foce. Basti pensare a come nei giorni immediatamente trascorsi, a Castellammare di Stabia, i Vigili del fuoco siano intervenuti a causa della caduta di un albero su una serra situata proprio a ridosso degli argini del fiume. Tuttavia, le operazioni di messa in sicurezza venivano accompagnate dallo sgomento degli operatori ivi intervenuti a causa della ingente e catastrofica situazione che si annunciava davanti ai loro occhi. Ed invero, una vera e propria isola di rifiuti nel tratto di fiume parallelo, a via Ripuaria: bottiglie di plastica, cassette di sughero, tavole di legno, rami d'albero, palloni e tanti altri rifiuti trasportati dal fiume. L'ammasso dei rifiuti, formatosi a causa del tronco d'albero che ne ha ostruito il passaggio, costituisce, secondo quanto riportato dalla popolazione residente, una situazione già riscontrata più e più volte in occasione delle esondazioni del fiume Sarno. Queste, infatti, provocano danni anche alle coltivazioni, oltre che ai fabbricati insistenti. Ad oggi, il problema è anche capire come agire, dato che la rimozione dell'albero, che ostruisce il flusso di rifiuti, porterebbe inevitabilmente all'arrivo di questi in mare, e conseguentemente in parte sull'arenile stabiese, in parte su quello oplontino, a seconda delle correnti. Oltre alle tonnellate di plastica e rifiuti di ogni tipo, occorre tenere a mente che la quantità d'acqua, in questi giorni di allerta meteo, nel letto del Sarno è a livelli record e, se la pioggia continuerà con questa intensità, si rischiano nuove esondazioni. Ed ancora, non può sottacersi la circostanza che vede il fiume tra i 20 fiumi più inquinati del mondo. Durante i lavori della conferenza sui fiumi meno salubri del pianeta, tenutasi a New York, il Sarno è stato classificato al sesto posto per livello di inquinamento. Basti pensare che nelle sue acque, e in quelle degli affluenti, secondo il Consiglio nazionale delle ricerche, è presente cadmio, piombo, arsenico e pesticidi. Conseguentemente, secondo diversi ricercatori italiani e stranieri il mix di inquinanti ha provocato nel corso degli anni un aumento, tra gli abitanti del bacino idrografico, di diverse malattie, dalle cardio respiratorie alle tumorali. Gli interventi di interesse nazionale sono individuabili in relazione alle caratteristiche del sito inquinato, alla quantità e pericolosità degli inquinanti presenti, al rilievo dell'impatto sull'ambiente circostante al sito inquinato in termini di rischio sanitario ed ecologico, nonché di pregiudizio per i beni culturali ed ambientali”. Quindi i senatori Puglia, Ortolani, Presutto, Matrisciano, Gaudiano, Ricciardi, Fede, Mautone, Di Micco, Santillo, Castellone, De Lucia, La Mura, Naturale chiedono di sapere se il Ministro in indirizzo intenda attivarsi affinché vengano “individuate le modalità tecniche ed esecutive per la pulizia di fondali, canali e bonifica del fiume ovvero le responsabilità circa la manutenzione ordinaria unitamente a quella straordinaria, che risulta agli interroganti del tutto assente, per porre fine, in tempi brevi, al degrado ambientale attraverso una sostanziale e significativa riqualificazione dell'area interessata”.

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