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Reati tributari: ecco la nuova legge per i furbetti del fisco

11 Aprile 2016 Author :  

Con il d. lgs. n. 158/15, entrato in vigore lo scorso 22 ottobre, è stata attuazione alla riforma dei reati tributari disciplinati dal d.lgs. n. 74/2000.
Le principali novità introdotte dal decreto riguardano principalmente il sistema sanzionatorio penale e amministrativo di tali reati, oltre che l’introduzione di alcune nuove fattispecie di reato, della sanzione obbligatoria della confisca in caso di condanna e di alcuni istituti premiali.
Il legislatore, infatti, resosi conto della scarsa forza deterrente della sanzione penale per alcune fattispecie di illecito disciplinate dal d.lgs. 74/2000, ha ridotto l’ambito di rilevanza penale delle condotte, lasciando residuare l’esclusiva operatività delle sanzioni amministrative.
Ad esempio, per i reati di omesso versamento di ritenute dovute o certificate (art.10 bis), e di omesso versamento IVA (art.10 ter), sono state innalzate le soglie di punibilità.
In particolare, per l’art. 10 bis, che ora ricomprende non solo le ritenute certificate ma anche le “ritenute dovute sulla base della stessa dichiarazione”, la soglia di punibilità è stata triplicata passando da 50.000,00 a 150.000,00 euro, per ciascun periodo d’imposta. Per il reato di omesso versamento di IVA, invece, la soglia di punibilità è stata innalzata alla quota di 250.000,00 euro.
Questo significa che chi omette di versare l’IVA o ritenute certificate per importi inferiori a quelli indicati nelle suddette norme non sarà sottoposto ad alcun procedimento penale, fermo restando l’applicazione delle sanzioni amministrative.
Per alcune tipologie di reati, tuttavia, accanto all’innalzamento delle soglie di punibilità, è stato introdotto anche un trattamento sanzionatorio aggravato per le residue fattispecie incriminate.
Ad esempio, nella fattispecie di omessa dichiarazione dei redditi o ai fini IVA (art. 5 d.lgs. 74/2000), che superi la soglia di punibilità elevata a 50.000 euro (da 30.000) è stato aggravato il trattamento sanzionatorio, prevedendo la reclusione da un anno e sei mesi a quattro anni.
In altre parole, chi ometterà di presentare la dichiarazione dei redditi al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto superiore a 50.000,00 € sarà punito con la reclusione non inferiore nel minimo a un anno e sei mesi.
Importante è anche l’aggravio di pena per il reato di occultamento o distruzione di documenti contabili (art. 10), sanzionato ora con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni (e non più da sei mesi a cinque anni); e per il reato di indebita compensazione (art. 10 quater), per il quale non è stata modificata la soglia di punibilità (50.000 euro), ma è stato diversificato il sistema sanzionatorio a seconda che l’indebita compensazione riguardi crediti non spettanti (la reclusione da sei mesi a due anni) oppure crediti inesistenti (reclusione da un anno e sei mesi a sei anni).
Un’importante novità introdotta dal d.lgs. 158/2015 è la confisca obbligatoria dei beni (art.12 bis) di cui il reo ha la disponibilità -o per equivalente- del prezzo e del profitto del reato, in caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti, ex art. 444 c.p.p.(confisca esclusa nel caso in cui i beni di cui il reo ha la disponibilità appartengano a persona estranea al reato, ovvero, quando essa non è possibile).
Tuttavia, se il contribuente si impegna a versare all’erario le somme dovute, la confisca non opera, anche in presenza di sequestro, salvo che le somme vengano poi effettivamente versate.
Particolarmente interessante è anche la modifica dell’art. 13 d.lgs. 74/2000, che individua nel pagamento del debito tributario una causa di non punibilità.
Ad esempio, i reati di omesso versamento di ritenute dovute o certificate (art.10 bis), omesso versamento di iva (10 ter) e indebita compensazione (10 quater, comma 1) non sono punibili se, prima dell’apertura del dibattimento di primo grado, i debiti tributari sono stati estinti mediante integrale pagamento degli importi dovuti, anche a seguito delle speciali procedure conciliative e di adesione all'accertamento previste dalle norme tributarie, nonché del ravvedimento operoso.
Invece, i reati di dichiarazione infedele (art. 4) e omessa dichiarazione (art. 5) non sono punibili se il ravvedimento operoso o la presentazione della dichiarazione omessa intervengano prima che l’autore del reato abbia avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell’inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali.
Dall’analisi del d.lgs. 158/15, si evince come il legislatore abbia cercato di creare un sistema capace di valutare comportamenti che, anche se illeciti, risultano privi di elementi fraudolenti e dunque computabili come meno gravi, rendendo parallelamente più severe le sanzioni penali per i comportamenti fraudolenti (sono entrati ufficialmente in vigore, infatti, i reati di omessa dichiarazione del sostituto d’imposta, di omesso versamento di ritenute dichiarate, seppur certificate, e l’ampia fattispecie della dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici ascrivibile a qualsiasi soggetto).
Per finire, un accenno in ordine all’applicabilità della nuova disciplina.
Le nuove disposizioni si applicheranno anche ai fatti commessi prima della loro entrata in vigore, con la conseguenza che tutti gli evasori di somme superiori alla soglia precedente, ma inferiori alla nuova, dovranno essere assolti, se nei loro confronti non è ancora stata pronunciata una sentenza definitiva, perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato.
Coloro che, invece, sono stati condannati con sentenza passata in giudicato, potrebbero richiedere al giudice dell’esecuzione la revoca della sentenza di condanna, con conseguente cessazione dell’esecuzione della pena principale, delle pene accessorie e degli altri effetti penali della condanna a suo tempo riportata.

Avv. Lucia Cerino

Punto Stabia News

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