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Abusi edilizi e paesaggi "rovinati": ecco cosa dice la legge

23 Aprile 2016 Author :  


Circa un mese fa', la Corte Costituzionale, con la recente sentenza n. 56/2016, ha dichiarato l'illegittimità del comma 1-bis dell'art. 181 del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Detta così la cosa può passare inosservata.
Tuttavia, si tratta di una pronuncia di notevole importanza, soprattutto per le ricadute di tipo pratico che potrà avere nei confronti di numerosi cittadini.
Ma cerchiamo di vederci più chiaro.
Innanzitutto, che cos'è l'art. 181 comma 1 bis del Codice dei beni culturali e del paesaggio? Si tratta di una norma che prevedeva la pena della reclusione da uno a quattro anni per chi eseguiva lavori edili senza autorizzazione o diversi da quelli autorizzati su "beni paesaggistici" e, più in particolare, sui beni dichiarati di notevole interesse pubblico con un provvedimento dell'autorità amministrativa o su immobili od aree tutelati per legge.
Più semplicemente si tratta di quelle aree di particolare interesse per la loro conformazione naturale, storica, artistica e che, pertanto, meritano una particolare tutela da parte dello Stato.
Tale tutela può trovare la sua fonte o nella legge ovvero in un provvedimento della Pubblica Amministrazione.
La Consulta ne ha dichiarato l'illegittimità, determinandone l'inefficacia, per violazione degli artt. 3 e 27 della Costituzione, ravvisando una disparità di trattamento sanzionatorio tra l'ipotesi in cui il vincolo paesaggistico trovi fondamento nella legge (qualora gli abusi non superino i limiti quantitativi previsti dal comma 1-bis) e l'ipotesi in cui il vincolo derivi da un provvedimento dell'autorità (oppure, pur derivando da una legge, vengano superati determinati limiti).
Nel primo caso, infatti, l'ordinamento prevede un trattamento molto più favorevole per il colpevole, sia sotto il profilo del tipo di pena (arresto anziché reclusione e, quindi, contravvenzione invece che delitto) sia sotto il profilo dei limiti edittali di pena irrogabile (arresto fino ad un massimo di due anni). 
La Consulta ha sottolineato che, nell'emanare le norme, il legislatore ha una discrezionalità che trova un limite nella irragionevolezza e nell'arbitrio. In altri termini, fattispecie omogenee non possono prevedere trattamenti sanzionatori sperequati, come avveniva nel caso di specie. Infatti, la Corte ha individuato proprio nella diversità di sanzioni e di struttura del reato, un “sintomo di irragionevolezza della disciplina attuale (…) resa manifesta sia dalla rilevantissima disparità nella configurazione dei reati, sia nel trattamento sanzionatorio, riferito ad entità della pena, cause di non punibilità e cause di estinzione del reato”.
Alla luce dell predette considerazioni, la pronuncia della Consulta assume una diversa connotazione, soprattutto in un territorio come quello campano, troppo spesso protagonista di abusivismo edilizio diffuso, a discapito di un territorio che presenta estesissime zone sottoposte al vincolo paesaggistico, sia di origine naturalistica che di storico-culturale.


Avv. Dario Noschese

Punto Stabia News

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