Un mondo connesso: cos’è l’Internet of Things?

06 Marzo 2018 Author :  

L’Internet of Things, o Internet delle Cose, è la rivoluzione in atto nel mondo della tecnologia che dà una collocazione fisica e strettamente interconnessa a tutto ciò che prima era virtuale, senza identità. Internet così com’è lo conosciamo tutti: è quella rete di collegamenti che permette la comunicazione tra tutti i computer, le banche dati ed i dispositivi smart. Sembra passata una vita da quando il 6 Agosto 1991, il giorno in cui fu creata la prima pagina web visualizzabile in remoto, il primo piccolo passo verso la rete globale che conosciamo oggi.

Internet però è sempre rimasto, nell’immaginario collettivo, un concetto vago ed astratto. Sta lì, lo vediamo sugli schermi dei nostri smartphone e PC ogni giorno, ed anche se non sappiamo come funziona lo utilizziamo quotidianamente; eppure nessuno pensa di collocare fisicamente Internet in qualunque luogo, o di dargli una connotazione fisica.

Le comunicazioni che ci consentono l’utilizzo di Internet viaggiano alla velocità della fibra ottica, del doppino di rame del telefono di casa, sulle onde in radiofrequenza dei terminali mobili. Alla base però c’è una fitta, sterminata rete di infrastrutture che consentono la comunicazione tra tutti i dispositivi connessi alla rete. Internet ha dei luoghi fisici, così come la mente tramuta il pensiero in azione: quello che vediamo a schermo è solo il risultato finale.

UN CAMBIAMENTO DI PARADIGMA

L’Internet delle cose, per gli analisti, invaderà le nostre case e i luoghi pubblici entro il 2020. Secondo le ultime stime di Gartner, leader mondiale nella consulenza strategica, ci saranno 26 miliardi di dispositivi interconnessi. I principali domini di applicazione dell’utilizzo di dispositivi IoT (Internet of Things) sono i campi che più abbiamo visto prender piede negli ultimi anni: domotica, robotica, automazione e monitoraggio industriale, sorveglianza, smart city e telematica.

I dispositivi IoT si integrano nei luoghi che frequentiamo giornalmente, automatizzando alcuni processi e comunicando incessantemente tra di loro. Se Internet consente la fruizione di contenuti e la comunicazione, l’Internet of Things abilita l’azione attraverso dispositivi interconnessi e smart. Prendiamo ad esempio la domotica: il nostro termostato IoT può comunicare con il nostro telefono, monitorando il tragitto che facciamo al rientro dal lavoro, per farci trovare un ambiente accogliente alla giusta temperatura. Il termostato può anche comunicare con un sensore di temperatura posto all’esterno per valutare variazioni alla temperatura da impostare internamente. Quando torniamo a casa le luci si accendono a seconda della stanza che utilizziamo, per risparmiare energia, e quando andiamo a dormire un chip nascosto all’interno del nostro bracciale comunica che stiamo per addormentarci, così che i riscaldamenti e le prese di corrente possano essere staccate per risparmiare.

Questo è solo uno degli scenari possibili, ma i campi di applicazione sono sconfinati: ogni oggetto, grazie all’Internet of Things, acquista una sua identità smart e diventa rilevante nel flusso di informazioni che vengono scambiate per fornire un servizio migliore all’utente finale. Cioè noi, gli unici esseri umano in questa enorme rete informatica.

TANTI VANTAGGI, MA ANCHE DUBBI E RISCHI

Se i campi di applicazione sono limitati solo dalla fantasia dell’uomo e dalla sua capacità di poter progettare dispositivi IoT sufficientemente integrabili e utili all’interno di un qualsiasi ecosistema, non si possono ignorare due aspetti critici (e criticabili) di questa tecnologia: sicurezza e privacy.

Siamo abituati ad intendere la sicurezza informatica sui nostri dispositivi più comunemente utilizzati (smartphone, tablet, PC etc) come un processo proattivo: si installa un software per il controllo e la protezione e l’unica azione richiesta è quello di tenerlo aggiornato. Con l’Internet of Things purtroppo la sicurezza assume contorni molto meno netti, più grigi, tendenti al nero. Ogni dispositivo smart viene prodotto da aziende diverse che integrano tecnologie di sicurezza differenti, senza uno standard preciso se non quello per i sistemi di comunicazione, ed anche qui è un disastro: si perché tutte le comunicazioni, o quasi, tra questi dispositivi intelligenti che invaderanno le nostre case è effettuata in chiaro. Chiunque abbia accesso ad una porzione della rete in cui sono installati dispositivi IoT può tranquillamente prenderne il controllo o spiare il flusso di dati che questi si scambiano senza sforzarsi troppo. E’ proprio il concetto di sicurezza che, in questa fase di transizione verso la casa/azienda/luogo pubblico smart, viene totalmente tralasciato, con una leggerezza tale che non sembra turbare alcuno. Salvo poi correre ai ripari quando è troppo tardi, quando le scelte operate anni prima rivelano tutte le loro debolezze strutturali e il castello di carte della sicurezza crolla, esponendo ovviamente solo e soltanto l’ultimo anello di questa lunga catena: ovvero noi, gli utenti finali.

SICUREZZA E PRIVACY

Se per la sicurezza la situazione attuale è assimilabile all’immagine di un colabrodo che fa acqua da tutte le parti, scenari più inquietanti ancora ci portano a riflettere quando si parla di privacy. Ogni nazione ha un organo preposto per la definizione, il controllo e il rispetto della privacy dei cittadini: in Italia abbiamo il Garante per la protezione dei dati personali (www.garanteprivacy.it) che assicura la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali e il rispetto della dignità nel trattamento dei dati personali.   

Peter-Paul Verbeek è un professore di filosofia presso l’Università di Twente, in Olanda: secondo lui già ora la tecnologia esercita una forte influenza sulle nostre decisioni morali, e che queste vanno a condizionare il raggio d’azione dell’uomo. Pensiamo, con un esempio banale, al nostro comportamento e a come questo cambia quando sappiamo di essere in un ambiente controllato da telecamere di sorveglianza.

La questione non è banale, neanche dal punto di vista legale: le aziende, per poter processore i cosiddetti Big Data provenienti dai dispositivi IoT devono chiedere il consenso all’utente e specificare per filo e per segno modalità di archiviazione, utilizzo da parte di soggetti di terze parti e in che modo poter estromettere questi dati una volta che la fornitura del servizio/bene si interrompe. Un altro aspetto sotto i riflettori è l’anonimizzazione dei dati: spesso i prodotti trasmettono dati in chiaro, non anonimizzati, che consentono quindi ad aziende e governi di tracciare un profilo specifico degli utenti.

Senza tirare in ballo teorie cospirazionistiche, è evidente il grande vantaggio che l’industria IoT può ottenere dai Big Data e dai dispositivi realizzati per l’Internet of Things, così come i governo: da una parte si hanno maggiori informazioni sui consumatori da poter rivendere a terze parti o utilizzare per focalizzare meglio i propri prodotti, dall’altra uno strumento di maggiore controllo nelle vite dei cittadini, che se abusato, può portare ad una totale interdizione del diritto alla privacy.

THE NEXT BIG THING…OPPURE NO?

L’avvento dell’Internet of Things può portare davvero tantissimi vantaggi. Come un organismo semplice, allo stato attuale, Internet ci consente di fare cose grandiose ed impensabili fino a 30 anni fa: l’avvento dell’era dei dispositivi IoT potrebbe portare la complessità di questo organismo strettamente interconnesso ad un livello superiore, una evoluzione che non sappiamo ancora quanti vantaggi ed opportunità possa offrire. Le potenzialità sono sotto l’occhio di tutti, in ogni ambito dello scibile umano: basta immaginare qualcosa, come in un film di fantascienza, e IoT potrebbe essere la risposta.

Ci deve essere però più accortezza da parte di unità amministrative ed aziende al pensiero verso il lungo termine: il problema dell’IoT e dei suoi limiti sono arginabili ora, ma non lo saranno tra 10 o più anni, quando ci saranno molti miliardi di dispositivi nelle nostre case, aziende, uffici pubblici, scuole. A quel punto sarà troppo tardi per porre rimedio alle crescenti questioni riguardanti privacy, sicurezza, sviluppo di protocolli comuni ed interoperabilità.

Punto Stabia News

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