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Spettacolo: "fattarielle e ‘nciuce”. Angela Luce: l’anima di Napoli

21 Novembre 2018 Author :  

di Francesco Apicella

D’Alè, ‘a guagliona nun ave bisogno ‘e provini, questa è una forza della natura! Andate direttamente dall’amministratore e firmate il contratto”. La guagliona, in questione, era allora una giovanissima Angela Luce, la stella pù luminosa del firmamento artistico di Napoli, che il bravissimo attore Ugo D’Alessio, della compagnia di Eduardo, accompagnò al teatro San Ferdinando per fare un provino. “Avete preparato qualcosa” domandò Eduardo mentre la scrutava col suo sguardo sornione, attento e intuitivo “Sì, direttore” rispose lei, con la sua faccia di “lazzara”, i suoi occhioni magnetici e la sua prorompente bellezza “Ho preparato una poesia di Salvatore di Giacomo e una di Garcia Lorca”. Ma, nel pronunciare il nome Garcia, si ricordò di mettere la lingua tra i denti, come aveva visto fare e fu talmente divertente nel fare quel gesto che Eduardo scoppiò a ridere. Il provino era inutile, Angela teneva, innato, ‘o teatro ‘ncuorpo” (il teatro dentro n.d.r.). E, anche quando fu scelta da Pasolini come protagonista di uno degli episodi del film “Il Decameron” e da Luchino Visconti per una parte nel film “Lo straniero”, Angela ,nella sua straordinaria carriera artistica, non ebbe mai bisogno di sostenere provini per avere la sua parte. Giuseppe Patroni Griffi la vide nella piazzetta di Capri, la chiamò a gran voce e le offrì, senza esitazione, il ruolo della protagonista nello spettacolo teatrale“Napoli notte e giorno” su testi di Raffaele Viviani e, nel ruolo di Bammenella, Angela diede una memorabile interpretazione, una delle migliori della sua straordinaria carriera. Dopo una replica a Londra, un critico teatrale che recensì lo spettacolo scrisse, con entusiasmo: “Di fronte a Bammenella, la Carmen di Bizet diventa una venditrice di tabacchi”. “I provini io li tengo per malaugurio” ha sempre detto Angela Luce” portano sfurtuna, so peggio d’’e ciucciuvettole” Nel 1960, all’età di ventitre anni , mentre era nella compagnia di Nino Taranto, Angela fu scritturata (e sempre senza sostenere alcun provino!) per lavorare in tre film con Totò: “Signori si nasce” e “Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi” entrambi diretti da Mario Mattoli e “Letto a tre piazze”” con la regia di Steno. “Totò lo incontrai direttamente sul set” racconta Angela Luce “Principe, piacere, Angela luce” e lui che già non ci vedeva bene rispose:”Piacere mio!”. Poi si rivolse a Michele Lupo, aiuto regista di Mattoli e gli chiese. “Michè, com’è Angela?” “Principe è una gran bella ragazza, e ‘nu zucchero!…””E tiene pure ‘na bella voce” aggiunse Totò. E durante le riprese del fim, nei momenti di pausa, si faceva sempre cantare qualche canzone napoletana da lei. “Mi fai sentire l’odore di Napoli”, le diceva grato ed estasiato. Non voleva che lei lo chiamasse principe “Angela” le diceva “Chiamami Totò” ma lei ,che portava sempre un grande rispetto ai suoi illustri maestri, come Eduardo e Peppino De Filippo e Nino Taranto, e si rivolgeva loro dandogli del “ voi”e chiamandoli “Commendatore o Cavaliere”, non era mai riuscita a chiamarlo col nome e ad entrare in confidenza con lui. Fu durante le riprese del film “Signori si nasce” che avvenne la famosissima scena del bacio sui seni, un autentico stracult della cinematografia italiana. “Totò interpretava il ruolo di Ottone Spinelli degli Ulivi, detto Zazà” ricorda Angela “ e davanti agli occhi attoniti e increduli del fratello Pio Spinelli degli Ulivi, (interpretato da Peppino De Filippo) di cui io ero la fantesca, fingeva la vedovanza. Io, nella scena, ero di fronte a lui, mi avvicinai e dissi la mia battuta:”Condoglianze signò” E lui” Grazie, pure a te, figlia mia”. A questo punto avrebbe dovuto baciarmi le guance. Fatto sta che, essendo più basso di me, si trovò giusto all’altezza del mio decolletè e invento lì per lì, improvvisando, una sua trovata geniale: smack,bacio sul seno destro e smack, bacio sul seno sinistro. Per fortuna era previsto che, a quel punto, io uscissi di scena. Quelli della troupe ridevano tutti. Ovviamente io non dissi nulla, anche se pensai che, forse, fosse, un errore da correggere. Così un po’ preoccupata, andai da Mattoli e gli chiesi: “Maestro, forse la scena dei baci bisognerebbe rigirarla…” E lui:” Ma no, Angela, che dici mai! E’ venuta benissimo, è un capolavoro! Vedrai, entrerà nella storia del cinema” E così fu! Da gran maestro, qual era, il grande regista non si sbagliava, aveva ragione lui!”. Angela Luce, artista talentuosa, autentica, verace, sanguigna, impareggiabile attrice e cantante, conserva ancora oggi, ad ottanta anni, una pelle “alabastrina”(come la definì una recensione inglese degli anni ’60) e una voce di velluto, inossidibale, inconfondibile, personalissima, ricca di pathos struggente e di infiniti chiaroscuri espressivi. “Sono sempre stata bella, inutile nascondersi” disse in un intervista, alla vigilia del suo ottantesimo compleanno “la modestia è il paravento dei fessi, diceva mia madre. La pelle? Tutto naturale, nessuno intervento. La mia voce è stata un miracolo ed è ancora intatta, ad ottanta anni. Io canto sempre! Quando sono triste per provare la gioia di me stessa e quando sono allegra per gratitudine”. Amo tantissimo Angela Luce e la stimo, appassionatamente, sia come artista che come donna, grato, insieme ai suoi tantissimi ammiratori, per la cascata di emozioni che sempre ci regala con le sue prestazioni artistiche. Ho ancora, nel cuore e nei ricordi, la sensazione della pelle d’oca provata e l’eco delle lacrime che ho versato quando l’ho vista interpretare il personaggio di Amalia, la madre della protagonista, nel film di Mario MartoneL’amore molesto”, tratto dal bellissimo libro, omonimo, di Elena Ferrante. Angela diede il meglio di sé in quel ruolo e la critica la gratificò con un meritatissimo David di Donatello che lei, da artista sensibile qual è, ritirò commuovendosi fino alle lacrime, e una nomination alla Palma d’oro di Cannes per la migliore interpretazione femminile. Spero che, leggendo questo aneddoto, scritto col cuore, con umiltà e rispetto, la signora Angela Luce provi le stesse emozioni che ho provato io nello scriverlo. La ringrazio per avermi dato questa opportunità e questa gioia e la saluto con immenso affetto da questa rubrica

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