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'Petrolio saudita attaccato con missili dall'Iran'

18 Settembre 2019 Author :  

Ci sono "probabilità molto alte" che l'attacco al petrolio saudita sia stato lanciato con missili cruise da una base iraniana in Iran, vicino al confine con l'Iraq. E' quanto hanno stabilito gli investigatori americani e sauditi, secondo quanto riporta la Cnn che cita fonti a conoscenza delle indagini. Le stesse fonti escludono che le traiettorie dei missili siano compatibili con un lancio da sud, in particolare da postazioni così lontane come lo Yemen.

"Stiamo vedendo se l'Iran e' dietro gli attacchi in Arabia Saudita. Non voglio una guerra con l'Iran, cerchero' di evitarla, ma gli Usa sono pronti con le migliori armi, jet, missili e altri sistemi": lo ha detto il presidente americano Donald Trump parlando con i giornalisti alla Casa Bianca.

Gli insorti yemeniti Huthi, ritenuti vicini all'Iran, che hanno rivendicato gli attacchi alle installazioni petrolifere saudite di sabato scorso, avvertono le compagnie petrolifere straniere e i loro dipendenti di "stare lontani dalle raffinerie di Abqaiq e Khurais", affermando che tali obiettivi sono ancora nel loro mirino. La perdita di produzione per l'attacco agli impianti di Saudi Aramco, in Arabia Saudita, rappresenta il più grande danno determinato da un singolo evento per i mercati petroliferi. La perdita di 5,7 milioni di barili al giorno, il 5% della produzione mondiale, è superiore a quella nel 1979 con la rivoluzione iraniana e nel 1990 con l'invasione del Kuwait. Sui mercati schizza in alto il prezzo del petrolio a New York scambiato a 60,36 dollari al barile (+10,06%).

Gli Usa sono "pronti e carichi" per reagire agli attacchi contro Riad: lo twitta il presidente americano Donald Trump, precisando di attendere la conferma sulle responsabilità e le valutazioni dell'Arabia Saudita. Ma da Riad si fa sapere che le indagini iniziali condotte "non sono stati lanciati dallo Yemen", come rivendicato invece dai ribelli Houthi, e sono state utilizzate "armi iraniane". Lo ha riferito il portavoce delle forze armate saudite, colonnello Turki al-Malki, parlando con i giornalisti oggi a Riad. Il portavoce non ha aggiunto altro, spiegando che quando l'indagine sarà completa, verrà diffusa.

"Non è interamente chiaro chi sia dietro l'attacco alle strutture petrolifere saudite", ha detto l'inviato speciale dell'Onu in Yemen, Martin Griffiths, durante una riunione del Consiglio di Sicurezza. "E' un incidente estremamente serio, con conseguenze che vanno molto oltre la regione", ha aggiunto, sottolineando che "gli attacchi rischiano di trascinare lo Yemen in una conflagrazione regionale". Griffiths ha ribadito che "non c'è tempo da perdere" e bisogna trovare una soluzione politica.

L'amministrazione Usa ha diffuso foto satellitari che mostrano gli almeno 17 punti di impatto negli impianti petroliferi sauditi di attacchi provenienti da nord o nord ovest. Elementi che sarebbero coerenti con un raid proveniente dalla direzione del Golfo persico settentrionale, quindi Iran o Iraq, piuttosto che dallo Yemen, dove gli Houthi, i ribelli locali sostenuti da Teheran, hanno rivendicato gli attacchi. Lo scrive il New York Times.

Gli impianti petroliferi sauditi potrebbero essere stati colpiti da una combinazione di numerosi droni e missili da crociera: lo hanno riferito dirigenti Usa in un briefing con i giornalisti. In tal caso il livello dell'obiettivo, la precisione e la sofisticatezza dell'attacco supererebbero le capacità dei ribelli yemeniti Houthi che lo hanno rivendicato. Lo scrive il New York Times.

La Cina condanna gli attacchi di sabato coi droni ai danni di Saudi Aramco che hanno fatto volare i prezzi del petrolio al ritmo più forte da decenni. Correggendo il linguaggio del giorno prima, la portavoce del ministero degli Esteri Hua Chunying ha affermato che "la Cina condanna gli attacchi agli impianti dell'Arabia Saudita e si oppone a ogni attacco contro i civili e le strutture civili", senza tuttavia individuare responsabilità. Hua, in conferenza stampa, ha ripetuto l'invito "alle parti rilevanti a evitare le azioni che portino a un'esclalation delle tensioni regionali". Pechino ha strette relazioni economico-diplomatiche ed energetiche con Arabia Saudita e Iran. Riad è primo fornitore di greggio della Cina: il re Salman ha visitato Pechino nel 2017 e quest'anno è stata la volta del principe ereditario Mohammed bin Salman. Il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif è stato a Pechino ad agosto per incontrare la controparte Wang Yi, in una breve missione che ha permesso di mettere a fuoco una partnership ampia e strategica di lungo termine.

Intanto le unità navali dei Pasdaran iraniani hanno sequestrato nello stretto di Hormuz una nave sospettata di contrabbandare gasolio verso gli Emirati Arabi Uniti. Nell'operazione è stato fermato anche l'equipaggio. Lo riporta l'Isna.

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