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Namastè. Occhi che chiedono aiuto

16 Marzo 2019 Author :  

Namasté amici…
Varie volte nelle nostre chiacchierate vi ho parlato dell’importanza della figura professionale dello psicologo, dell’importanza che può avere un intervento professionale per una problematica più o meno grave. Quest’oggi vi ripropongo l’argomento senza veli, o meglio in modo diretto, ponendovi ad esempio un fatto romanzato, ma reale.
Giulia è una giovane donna di circa 25 anni, che ha prematuramente perso entrambi i genitori. Ha una sorella di poco più grande, Gabriella, e un’altra molto più grande, con un figlio. Alla morte dei genitori per Giulia e la sorella Gabriella inizia un lungo tragitto di sacrifici. Finiscono in casa famiglia, ma qui restano poco. La sorella maggiore decide di chiederne l’affidamento. La loro età va dai 12 e i 13 anni. Restano con la sorella e la sua famiglia fino a circa i 18 anni. Vi chiederete cose c’è che non va? È bello che una sorella maggiore senta la necessità, o abbia voglia di prendersi cura di due sorelline piccole. Purtroppo però non va proprio così. Giulia e Gabriella, non vivono bene tale sistemazione perché la sorella maggiore non è felice della sua scelta. Non le maltratta, tuttavia neppure le tratta bene. Arrivano ai 18 anni e da qui la loro sorella maggiore, negandogli addirittura il cibo e ritirandole da un percorso scolastico, le mette in condizioni di trovare sistemazione altrove. Senza curarsi di null’altro.
Ecco mi fermo qui, nella narrazione. Che cosa è accaduto secondo voi nella testa di queste due giovani donne? La loro prima adolescenza quel particolare periodo della vita in cui si ha necessità di essere accolti, l’hanno trascorsa in un ambiente ostile. Hanno prematuramente perso i genitori, e si sono trovate completamente sole! O forse no? La loro forza è stato l’avere l’una per l’altra, ma come avranno incamerato tutte queste esperienze negative? Quale sarà la reazione emotiva che nel tempo andrà sviluppandosi?
Quando accade qualcosa nella nostra vita, soprattutto gli eventi negativi, vengono incamerati, conservati, dal nostro cervello che li mette in una sorta di magazzino. Il magazzino però non è sigillato, ma certo ben chiuso. I nostri rapporti con gli altri vengono influenzati da tutto ciò che ci ha formato nell’arco della nostra vita, per cui, questi elementi insorgono, vengono in superficie, “mascherati” compromettendo talvolta la nostra relazione con l’altro. L’altro può essere un amico, amica, fidanzato o chiunque si accosti a noi. Molto però non dipende da cosa ci è oggettivamente accaduto, ma da come percepiamo, viviamo e sperimentiamo l’accaduto. Giulia e Gabriella hanno vissuto le stesse identiche situazioni, ma ora che “oggettivamente” il peggio sembra essere passato, Giulia risente di tutto il suo passato, non riuscendo a venir fuori da un tunnel buio.
Giulia e Gabriella hanno trovato sulla loro strada amici sinceri che le hanno accolte e ben consigliate, che le hanno materialmente e moralmente supportato in vari modi. E uno quale è stato? Consigliare “una passeggiata” da un professionista. Giulia è una giovane donna, bella e volenterosa, ma vive in sé un momento negativo. Non si sente all’altezza, non si sente necessaria, nè per se nè per gli altri. Cosa può succedere in una situazione del genere?
Ecco può facilmente accadere che Giulia, sentendosi “inutile”, addirittura un peso per chi la circonda possa decidere di “togliere il disturbo”.
Tranquilli! Giulia ha risolto tutte le sue problematiche, ora sta bene e vive serena il proprio presente, avendo accettato il suo passato e con tante speranze per il suo futuro.
La domanda che vi pongo è questa: E se le amiche di Giulia avessero pensato di essere all’altezza di aiutare, se avessero avuto la presunzione (passatemi il termine) di poter aiutare la loro amica senza un ausilio professionale? Cosa sarebbe accaduto?
La risposta a voi….

Dott.ssa Maria Rita Ciancia
Psicologa Clinica e di Comunità
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