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“Così parlò De Crescenzo!”, aneddoti sul grande Luciano

27 Luglio 2019 Author :  

 

di Franco Apicella

Il mondo dello spettacolo e quello letterario, l’Italia intera e, soprattutto, Napoli, piangono la dipartita del grande Luciano De Crescenzo, artista poliedrico, a tutto tondo, scrittore, attore, regista, conduttore televisivo, grande affabulatore, nonché ingegnere dell’IBM, in una “vita precedente”. Luciano ci ha lasciati, per sempre, in seguito alle complicazioni subentrate ad una brutta polmonite, il 18 luglio scorso e io, da commosso ammiratore ed estimatore, voglio ricordarlo ai lettori di questa rubrica con alcuni aneddoti, che lo vedono protagonista, raccontati dal suo amico Renzo Arbore con spirito, divertimento, stima e, soprattutto, profondo affetto. “Luciano aveva una barca”, racconta Arbore “e con questa barca andavamo io, lui e tutti gli altri della nostra comitiva, a fare il bagno a Cala Rio, a Capri. A Cala Rio c’era una Madonnina scolpita nella roccia che, quasi, non si vedeva perché era della stesso colore della roccia circostante. Un giorno, venne a Luciano la brillante idea di fare uno scherzo a una ragazza del nord, una ragazza della Val Padana. “Che nessuno veda la Madonna, oggi, mi raccomando!” disse a tutti noi “Passate parola!”La ragazza, circondata da tutta la nostra comitiva, guardava in alto, rapita, la Madonnina scolpita nella roccia. “Che bella!” fa a uno di noi “Cosa, signorì?” “La Madonnina, guardate che bella!” “Quale Madonnina? Io non vedo niente!” E, rivolta a un altro del nostro gruppo, continua“Guardate quanto è bella la Madonnina!” “Quale Madonnina?” “Come quale Madonnina? Quella!!” fa, indicandola con un dito “Veramente, io non la vedo!” Allarmata, la ragazza chiede a tutti se vedono la Madonnina e tutti le rispondono che vedono solo roccia, della Madonnina, neanche l’ombra. A un certo punto la “vittima” di Luciano, convinta di quello che vede, in uno stato di esaltazione estatica, esclama a gran voce :“Io vedo la Madonna! La vedo solo io, miracolo!”

Un’ altra volta, in un bar, Luciano, rivolto al barista, gli fa’:” Vi devo fare i complimenti, questo caffe è buonissimo! Pare ‘na ciucculata!” E accanto a lui c’è un signore che, girandosi intorno, smarrito, domanda:” A ciucculata mia, nun ce sta cchiù! Chi s’‘è pigliat’ a ciucculata mia?”

Un altro divertente aneddoto raccontato da Renzo Arbore, vede Luciano e sua madre in ascensore, pronti a salire ad uno dei piani superiori. Come narra Luciano nel suo bellissimo libro “Vita di Luciano De Crescenzo, scritta da lui medesimo”, sua madre era un poco “perucchiosa”, cioè un “tantinello” avara, attenta al centesimo e, come tutte le persone di una certa età che avevano vissuto l’esperienza traumatica di due guerre mondiali, metteva da parte ogni risparmio ed era sempre molto restia ad aprire il borsellino. Una volta, a Napoli, per usufruire del servizio dell’ascensore, bisognava introdurre una moneta da10 lire in un’apposita gettoniera presente nell’abitacolo. La mamma di Luciano non ci provò nemmeno a cercare la monetina e Luciano, frugandosi nelle tasche e non trovando la moneta da 10 lire, mise nella fessura una moneta da 20 lire. “Luciano!!” “Ch’‘è, mamma?” “Ch’‘è cumbinat’? Ce mise 20 lire,o doppio! Mò, chi sa addo’ jammo!”.Come se, raddoppiando la moneta, raddoppiassero anche i piani e loro due, forse, sarebbero ascesi al cielo, come la Madonna.

Luciano, un giorno, vendette la sua barca al comandante Cafiero, il quale non gli versò l’intera somma pattuita, mancavano 300 mila lire. Passavano i giorni e delle 300 mila lire non si aveva nessuna notizia. Per recuperarle, Luciano ricorse a uno stratagemma, registrò nella sua segreteria telefonica il seguente messaggio: “Non ci sono per nessuno, tranne per il comandante Cafiero, che mi deve 300 mila lire”. Dopo qualche giorno gli telefonò il comandante Cafiero, in persona “Lucià, ch’’è fatto? Mi hai sputtanato in tutta Italia, ora tutti sanno che ti devo dare 300 mila lire”Non avevo altra scelta!” gli rispose serafico Luciano. “A proposito, quando me le darai?” E l’altro ancora più serafico “E che faccio l’indovino?”. Immenso, creativo e indomito spirito napoletano! Preso dall’entusiasmo, mi sono lasciato prendere la mano e non mi sono accorto di essermi dilungato troppo con le mie parole. Mi piacerebbe scrivere ancora tante cose su Luciano De Crescenzo, sulla sua vita intensa , vissuta sempre con filosofia, spirito goliardico ed entusiasmo ma, certo di fare cosa gradita ai lettori di questa rubrica, mi ripropongo di raccontare, in futuro, altri aneddoti su di lui; nel frattempo, saluto con stima e rispetto un uomo e un artista meraviglioso, quale Luciano De Crescenzo era e sempre sarà nei nostri ricordi e nei nostri cuori, lo ringrazio per tutto il buon umore e le pillole di cultura e di saggezza che ci ha regalato, a piene mani, in tutti gli anni della sua attività artistica e ringrazio ,più di ogni altro, il bravissimo ed eclettico Renzo Arbore per essere la fonte inesauribile e preziosa di tanti bellissimi, esilaranti e irresistibili aneddoti.

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