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"Mamma ho l'ansia!": espressione di un disagio o una naturale reazione?

10 Settembre 2019 Author :  

Namastè cari lettori,
sento spesso i bambini, anche molto piccoli, utilizzare l’espressione “HO L’ANSIA”! Cerchiamo insieme di capire quando questo termine è espressione di un disagio o una naturale reazione verso un evento/situazione. A tal proposito distinguiamo innanzitutto l’ansia dalla paura. Se esiste qualcosa la cui pericolosità è dimostrata, la reazione emotiva è la paura; al contrario se l’oggetto o la situazione non sono obiettivamente pericolosi, la reazione è l’ansia. Nel caso in cui l’impatto dello stato emotivo è eccessivo in termini di frequenza, intensità e durata e ha conseguenze sull’adattamento e comportamento del bambino, allora possiamo considerare tale reazione disfunzionale, cioè patologica. Faccio un esempio per comprendere meglio:
“Francesca è una bambina con un normale rendimento scolastico e ogni volta che c’è una verifica in classe prova agitazione, il cuore le batte forte, le mani sudano e avverte tremore alle gambe. Nonostante ciò, appena inizia la verifica, Francesca riesce a concentrarsi e l’agitazione pian piano diminuisce. La sua ansia può essere considerata normale in quanto non è molto intensa, è di breve durata e non ha conseguenze negative sul suo rendimento e adattamento.”
“Luca è un alunno con un buon rendimento scolastico. Un giorno, in cui c’è verifica in classe, Luca si rifiuta di andare a scuola. I genitori lo trascinano nonostante le urla. A scuola, Luca inizia a manifestare mal di pancia e vomito. La stessa cosa accade durante le settimane successive in cui ci sono le verifiche”.
In quest’ultimo caso, l’ansia di Luca necessita di un’attenzione clinica in quanto essa si ripercuote negativamente sulla sua vita. Un bambino che è in ansia per un compito in classe, è in ansia per ciò che potrebbe accadere qualora sbagliasse. Le conseguenze temute, spesso determinano una reazione ansiosa molto intensa e dolorosa. L’ansia è definita da tre componenti ovvero fisiologica, cognitiva e comportamentale, che ne descrivono i sintomi, simili a quelli presenti in età adulta. Essa si manifesta principalmente con preoccupazioni relative agli impegni scolastici o alle prestazioni in generale, come gli impegni sportivi, o gli impegni sociali. Inoltre, può essere presente una tendenza al perfezionismo che genera uno stato di tensione, che può causare o un impegno eccessivo o comportamenti di evitamento. A seconda dell’età, tipiche manifestazioni comportamentali possono essere il succhiarsi il pollice, rosicchiare le unghie, piangere e tentativi di evitare situazioni percepite come pericolose o fuggire da esse. Tra i sintomi fisiologici invece troviamo l’aumento della sudorazione, la tensione addominale, disturbi gastrointestinali e il bisogno urgente di urinare. Per quanto riguarda la componente cognitiva, tipici pensieri possono essere “Sbaglio sempre, Sono un fallimento, Farò brutta figura, Gli altri non mi vogliono bene, I miei genitori potrebbero non tornare più”, ecc…
Secondo la letteratura scientifica, i fattori in grado di determinare l’insorgenza e il mantenimento dei disturbi d’ansia in età evolutiva sono i fattori genetici, il temperamento del bambino e i fattori ambientali, che comprendono lo stile educativo genitoriale ed eventualmente l’ansia del genitore.

Come già detto in precedenza, bisogna però fare attenzione a distinguere l’ansia dalla paura infatti molte manifestazioni di paura riscontrabili nei bambini sono tipiche in certe età e possono essere quindi considerate normali per quel periodo. Ad esempio è comune riscontrare la paura dell’estraneo a partire dal secondo semestre di vita, i terrori notturni tra i 18 e i 20 mesi, le paure diurne dei grandi animali domestici dopo i due anni, la paura dei piccoli animali tra i 4 e i 6 anni, la paura del buio e di creature fantastiche ad esso associate e più avanti le paure di carattere interpersonale quali la paura di sbagliare, di essere umiliato ecc. Pertanto per distinguere l’ansia patologica dalle normali preoccupazioni, o paure vissute durante l’infanzia, sono utilizzati criteri cronologico-statistici: il disturbo d’ansia deve persistere per almeno sei mesi e causare una compromissione del funzionamento del bambino in ambito sociale, scolastico e familiare.
Studi longitudinali effettuati su bambini e adolescenti con disturbi d’ansia mettono in luce che il rischio di sviluppare un disturbo d’ansia in età adulta è tre-quattro volte superiore rispetto ai bambini che non presentano disturbi d’ansia.
Pertanto è fondamentale saper riconoscere precocemente i sintomi ansiosi manifestati dal bambino e attraverso il supporto di uno specialista imparare a distinguere situazioni ansiose normali, tipiche della fase evolutiva, da quelle più specificamente patologiche. Nel primo caso potrebbe essere sufficiente un supporto al genitore di tipo psicoeducativo ed il suggerimento di strategie comportamentali da attuare con il proprio figlio. Nel secondo caso andrà effettuata un’attenta diagnosi e scelto il trattamento psicoterapeutico più adatto alla situazione specifica.

Dottoressa Rossella Bisogno
Psicoterapeuta
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Rubrica Namastè
Curatrice dr.ssa Marciano

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